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Gaeta, Visioni Corte: il fenomeno dei foreign fighters raccontato da Martini

di Francesca De Meo

28 settembre 2019

Hanno assorbito le tecniche di comunicazione digitale, mettendoli al servizio della propaganda Isis.

Non più quindi rozzi soldati, tanto fanatici quanto ignoranti, ma veri esperti nel campo tecnologico.

E’ il nuovo volto dei combattenti della jihad, la cosiddetta guerra santa, la quale per poter raggiungere i propri obiettivi si appoggia ai social network e sfrutta appieno il concetto di “viralità”.

Vittime di questo processo di manipolazione sono soprattutto i millennials, la generazione perennemente connessa.

Adolescenti risucchiati dal complesso fenomeno dei foreign fighters.

Un meccanismo che il regista Nicola Martini ha analizzato nel cortometraggio in gara per Visioni Corte International Short Film Festival, la kermesse cinematografica in programma a Gaeta fino a questa sera.

La sua opera prima, “She fights”, ha come protagonista Teresa, una 17enne italiana che si innamora di un uomo più grande di lei conosciuto sul web. Inizia così nei confronti della minorenne un autentico “lavaggio del cervello”, fatto di frasi affettuose e promesse, tanto che la giovanissima acquista un biglietto per Sofia, capitale della Bulgaria. La madre, insospettita, scopre cosa sta nascondendo la figlia. Ma ormai è troppo tardi. Teresa riesce a scappare di casa.

Come internet ha cambiato le relazioni umane?

Mi interessava raccontare il modo in cui nella fase dell’adolescenza si potesse manifestare un plagio d’amore. Dietro il sentimento si insidia qualcosa di pericoloso che la rete creata dai social facilita, in un’età suscettibile di debolezze.

Cosa spinge un adulto ad adescare ragazzine?

La ricerca di uno specifico target dipende dal fine, che sia di tipo sessuale, economico. Lo schema è identico: sfruttare le vulnerabilità della propria preda.

Alla base si individua la perdita del significato dei sentimenti?

Credo che oggi si sviluppa più velocemente. Soprattutto in zone di provincia dove prevale la solitudine.

“She fights”, lei combatte. Lotta quindi per l’affermazione di se stessa o per un mondo diverso da quello che appare agli occhi della madre?

Combatte a prescindere. Contro il disagio dettato dall’età, contro la madre perché non viene capita e in nome di Allah in terra straniera. Il corto ha un titolo metaforico e fa riferimento ad una scelta concreta.

Come immagina il cinema tra 20 anni?

Cambieranno i linguaggi e le storie continueranno ad avere importanza. Consentiranno ancora al pubblico di riflettere, emozionarsi, intrattenersi.

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