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Castelforte

Mafia nel sud pontino: tutti i particolari dell’operazione ‘Anni 2000’

di Maurizio Bindotti

26 gennaio 2021

Emergono i particolari dell’operazione dei carabinieri intervenuti, questa mattina, nel sud pontino per sgominare una banda che operava col metodo mafioso.

Sono entrati in azione circa 200 Carabinieri del Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina, con l’ausilio di elicotteristi e di unità cinofile dell’Arma.

In carcere, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, sono finite 19 persone, con le accuse di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi comuni da sparo, estorsione, rapina, danneggiamento ed incendio, tutti delitti aggravati dal metodo mafioso.

L’organizzazione, operante tra i comuni di Castelforte, Santi Cosma e Damiano e comuni limitrofi, era condotta da Antonio Antinozzi. Distaccatosi dal clan “Mendico-Riccardi” aveva, come dicono i carabinieri “costituito un gruppo autoctono strutturato su base familiare che, avvalendosi di metodi violenti e intimidazioni, mediante l’uso di armi ed ordigni esplosivi, aveva ingenerato un clima di assoggettamento ed omertà tra la popolazione”.

Contestualmente i militari hanno accertato l’esistenza di due associazioni dedite al narcotraffico, gestite rispettivamente dalla famiglia MENDICO, i fratelli Ettore e Maurizio e dalla famiglia ANTINOZZI, Antonio ed il figlio Decoroso.

L’indagine, condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Latina e dalla Compagnia Carabinieri di Formia, denominata ANNI 2000, è partita nel dicembre del 2015 e si è conclusa nel gennaio del 2020.

La maggior parte dei destinatari della misura cautelare, tutti residenti a Santi Cosma e Damiano, ad eccezione di uno attualmente domiciliato a Monaco di Baviera (Germania), già nel 2007 erano stati riconosciuti come appartenenti al clan “Mendico-Riccardi”, la cui esistenza era stata acclarata dalla Corte di Assise di Latina a seguito di un’indagine (denominata ANNI 90), sempre condotta dal Nucleo Investigativo di Latina.

La relativa sentenza aveva riconosciuto l’esistenza fino al 2001, sul territorio della provincia di Latina, di una organizzazione di stampo mafioso, collegata alla più vasta organizzazione criminale del “clan dei casalesi”, promossa diretta ed organizzata da Ettore MENDICO e Orlandino RICCARDI e a cui apparteneva, quale partecipe, tra gli altri, Antonio ANTINOZZI.

Tale associazione di stampo camorristico, avvalendosi della forza di intimidazione derivante anche dal legame con l’organizzazione di origine, aveva acquisito la gestione monopolistica di interi settori imprenditoriali e commerciali ed il controllo dei comuni di SS Cosma e Damiano e Castelforte, attraverso il ricorso all’uso delle armi al fine di arginare organizzazioni criminose rivali.

A partire dal 2013, a seguito della scarcerazione dei componenti del sodalizio criminale Mendico-Riccardi, nel sud pontino si moltiplicavano gli episodi di stampo camorristica.
Tra gli altri si ricordano: l’esplosione di due colpi di fucile contro il portone dell’imprenditore Enrico GIULIANO, nell’agosto del 2014. L’incendio, sempre ad agosto 2014, di un deposito dell’imprenditore Francesco CIFONELLI. L’esplosione, nell’ottobre dello stesso anno, di colpi di arma da fuoco verso l’abitazione dei coniugi Antonio GIULIANO e Maria AMBROSELLI, genitori di Enrico GIULIANO. L’esplosione, il 6 giungo 2015, di un colpo di arma da fuoco all’ingresso dell’hotel Terme Nuova Suio. L’esplosione, il 13 luglio 2015, di due colpi di fucile contro la serranda delle onoranze funebri “La Primula” di Francesco CIFONELLI Francesco.

Una serie di episodi, e ce ne sarebbero altri, accaduti in concomitanza con l’uscita dal carcere degli esponenti del clan RICCARDI-MENDICO. Le indagini delle forze dell’ordine portavano alla conclusione che il territorio fosse conteso da due gruppi criminali:
il primo facente capo a Antonio ANTINOZZI, alias “trippetta” il quale, staccatosi dal clan Riccardi-Mendico, costituisce un’autonoma associazione di stampo mafioso strutturata su base familiare ed una propria associazione a delinquere operante nel traffico di stupefacenti del tipo cocaina e hashish. Tale sodalizio camorristico, di cui sono stati accertati collegamenti con il clan “Parisi” di Bari per la gestione delle sale slot, era dedito principalmente alle estorsioni e agli attentati incendiari o agli atti intimidatori posti in essere per indurre i titolari delle attività commerciali presenti in Castelforte e SS Cosma e Damiano alla corresponsione di somme di denaro all’organizzazione (nel corso delle intercettazioni Antonio ANTINOZZI si lamenta del fatto che, mentre in passato gli imprenditori si rivolgevano direttamente al clan camorristico per la c.d. “messa a posto”, ora invece l’organizzazione era costretta a porre in essere attentati incendiari per ottenere le somme di denaro).

Un secondo gruppo invece riconducibile a Ettore Mendico, dedito esclusivamente allo spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana.

Alla base della scissione ci sarebbe, infine, una relazione sentimentale, aspramente criticata perché in violazione al codice d’onore delle organizzazioni criminali una ragazza parente di Antinozzi Antonio ed il cugino di Antonio MENDICO.

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