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Mahmood, da barista a cantante: “Non smettete di studiare per raggiungere un sogno”

di Francesca De Meo

15 aprile 2019

Ha vinto la 69esima edizione del Festival di Sanremo, trascinando con sé un fiume di polemiche.

Critiche derivanti dal suo essere per metà egiziano e per metà italiano, che ad oggi non hanno ostacolato l’onda del successo.

E’ Alessandro Mahmoud, in arte Mahmood.

Fisico minuto, 26 anni, per molti è già l’icona dell’integrazione.

Un ragazzo nato in Italia e cresciuto con la numerosa famiglia della madre sarda nel quartiere Gratosoglio di Milano.

La passione, quella per la musica, è stata fin da piccolo molto forte in lui. Ascoltava da una parte Mina, Battisti, Lucio Dalla. Dall’altra, in macchina con il padre, le canzoni arabe. Ha iniziato, così, a prendere lezioni di lirica e di pianoforte.

“Chi vuole fare questo lavoro – ha raccontato al Festival internazionale del giornalismo di Perugia – deve avere un minimo di base. Il talento va accompagnato allo studio e ogni porta chiusa che troviamo sulla nostra strada ci servirà sempre a qualcosa”.

Il grande salto arriva per Mahmood a 18 anni, con la composizione dei primi testi musicali e di melodie molto vicine a generi come il rap e la trap. Pezzi che per un periodo di tempo ha custodito gelosamente, servendo ai tavoli di un bar in piazza San Babila a Milano.

Nel 2016 gli è giunta voce della possibilità di partecipare ad area Sanremo, un’audizione che ha pagato a proprie spese. Superò il provino, posizionandosi quarto.

Da lì il suo percorso artistico ha preso la giusta piega. Grazie a un contratto discografico con l’Universal Music ha imparato a scrivere canzoni pop. E’ stato successivamente contattato da Fabri Fibra, da Michele Bravi e Marco Mengoni per una collaborazione come autore.

Nel 2018 Mahmood decide di riprovarci al Festival di Sanremo Giovani con la title-track “Gioventù bruciata”, prodotta da Stefano Ceri. Incredulo, si è classificato primo passando direttamente tra i “big”.

A febbraio 2019 sul palco dell’Ariston il debutto con “Soldi”. Canzone potentissima, curata nei minimi dettagli, introspettiva e immediata.

Mahmood va dritto al cuore e questa volta trionfa.

Ad essere premiata è, infatti, la sua storia: il viaggio da bambino in Egitto, la presenza e assenza del padre, che pervade la sua vita e le sue melodie. A colpi di elettronica e a ritmi arabeggianti.

Un misto di culture che può generare, a volte, armonia.

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